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Dal punto di vista geografico, la Svizzera è situata al centro del continente europeo ed è praticamente circondata solo da Stati membri dell'Unione europea (UE). Per questa prossimità geografica e culturale, ma anche per l'importanza politica ed economica dell'UE, quest'ultima e i suoi 27 Stati membri sono di gran lunga i principali partner della Svizzera. Dal canto suo, la Svizzera è un partner di prima importanza per l'UE: è infatti quarta dietro a Stati Uniti, Cina e Russia per quel che concerne le importazioni e le esportazioni. In Svizzera, un franco su tre è generato dagli scambi con l'UE. Il 60 per cento delle esportazioni svizzere è diretto verso l'UE e dall'UE proviene l'80 per cento delle nostre importazioni. Per la Svizzera, la conduzione di una politica europea attiva è pertanto di capitale importanza.
La Svizzera non è membro dell'UE e persegue quindi la sua politica europea fondandosi su accordi settoriali bilaterali: questioni e interessi concreti vengono regolate con l'UE da accordi in settori ben definiti. I rapporti si sono sviluppati e intensificati nel corso dei decenni. Dal primo accordo, quello sul libero scambio risalente al 1972, la rete di accordi è diventata via via più fitta. Dopo la mancata entrata della Svizzera nello Spazio economico europeo (SEE) in seguito al rifiuto espresso dal popolo e dai Cantoni nel dicembre 1992, la Svizzera e l'UE hanno firmato, per esempio, i Bilaterali I (sette accordi) nel 1999, seguiti nel 2004 dai Bilaterali II (nove accordi e uno scambio di lettere). Tali Accordi instaurano un accesso esteso e reciproco ai rispettivi mercati interni e costituiscono la base per una stretta collaborazione in vari settori politici quali la ricerca, la sicurezza, l'asilo, l'ambiente e la cultura. L'approccio bilaterale consente alla Svizzera di condurre una politica di apertura e di cooperazione con i suoi vicini europei. Il popolo svizzero l'ha confermata e sostenuta in occasione di varie votazioni federali.
Nell'ambito della propria politica europea, la Svizzera si assume le sue responsabilità nei confronti dell'Europa. Si impegna in seno al Consiglio d'Europa, nella promozione multilaterale della pace nei Balcani occidentali e a favore delle riforme nei Paesi dell'ex blocco comunista nell'Europa sudorientale.
Dopo un'approfondita valutazione delle varie opzioni possibili, nel 2010 il Consiglio federale è giunto alla conclusione che la via bilaterale è al momento lo strumento più adatto a garantire un adeguato equilibrio tra gli interessi della Svizzera e dell'UE. Nel suo rapporto del 17 settembre 2010 sulla valutazione della politica europea svizzera, ha fissato come obiettivo il consolidamento, la salvaguardia e lo sviluppo della via bilaterale. Il 26 gennaio 2011, il Consiglio federale ha quindi deciso di portare avanti e di sviluppare la via bilaterale adottando un approccio globale e coordinato e ha convenuto successivamente con l'UE di approfondire e precisare tale approccio.
Nel quadro di una concretizzazione di quest'approccio, il Consiglio federale il 1° febbraio 2012 ha fissato in una tabella di marcia («roadmap») le prossime tappe della continuazione dei negoziati bilaterali. In questo contesto il 15 giugno 2012 ha adottato all'attenzione dell'UE delle proposte relative alle questioni istituzionali. Questi principi trattano dell'unità (omogeneità) dell'applicazione e dell'interpretazione delle disposizioni degli accordi bilaterali, all'adeguamento degli accordi agli sviluppi del diritto europeo pertinente, al monitoraggio dell'applicazione degli accordi e alla composizione delle controversie. L'obbiettivo è di poter trovare delle soluzioni a tal proposito nell'ambito delle negoziazioni nel dossier «elettricità». Eventuali soluzioni che soddisfacessero entrambe le parti potrebbero in seguito essere adottate come modello per altri dossier.
Cronologia
Giugno 2012
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